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Il Ragdoll, il gatto che ha conquistato il Regno Unito

Chi segue il mondo felino britannico lo avrà notato: negli ultimi vent’anni il Ragdoll è passato da razza di nicchia a presenza familiare nelle case del Regno Unito. Non è un’impressione. Lo racconta un lavoro scientifico pubblicato nel 2025 dal gruppo VetCompass del Royal Veterinary College, che ha analizzato le cartelle cliniche di oltre un milione di gatti seguiti dai veterinari di base britannici nel 2019. È un punto di osservazione prezioso, perché non guarda le mode dei social ma gli animali che entrano davvero in ambulatorio.

Cosa dicono i numeri

Secondo lo studio di Dan O’Neill e colleghi, nel 2019 i Ragdoll rappresentavano l’1,70% di tutti i gatti in cura presso i veterinari del campione. Il dato più interessante però è un altro: la quota di Ragdoll tra i gatti nati ogni anno è passata dallo 0,70% dei nati nel 2005 al 3,72% dei nati nel 2019. In quindici anni, dunque, la presenza della razza tra i nuovi gatti è cresciuta di oltre cinque volte.

Vale la pena essere precisi, perché in rete circolano versioni semplificate. Non si tratta di un raddoppio in cinque anni, ma di una crescita più lunga e più marcata, misurata sulle coorti di nascita. E l’1,70% resta una quota piccola in assoluto: la grande maggioranza dei gatti britannici non appartiene a nessuna razza.

Anche i registri genealogici confermano la tendenza. Il GCCF, il principale ente felino del Regno Unito, pubblica ogni anno il numero di gatti registrati per razza: nel 2024 il Ragdoll era la seconda razza più registrata, dopo il British Shorthair e davanti al Maine Coon. Negli Stati Uniti la CFA, la più grande associazione felina americana, lo ha indicato come razza più popolare per il 2024, prima di vederlo superato dal Maine Coon nella classifica successiva. Classifiche che si muovono, ma raccontano una presenza stabile ai vertici.

Perché piace

Le statistiche dicono quanto, non dicono perché. Qui possiamo aggiungere qualcosa dalla nostra esperienza di allevamento, con la cautela di chi osserva diciotto gatti e non un campione nazionale.

– Il carattere. Il Ragdoll è un gatto mite, paziente, poco incline alle reazioni brusche. Molti soggetti seguono le persone di stanza in stanza e amano stare vicino a chi è in casa, senza essere invadenti.
– La tolleranza al contatto. Il nome stesso, "bambola di pezza", nasce dalla tendenza di molti Ragdoll a rilassarsi quando vengono presi in braccio. Non è una regola assoluta, e non va mai data per scontata, ma è un tratto che chi conosce la razza riconosce subito.
– La vita in casa. Non è un gatto che ha bisogno di grandi territori da esplorare. Si adatta bene all’appartamento, purché abbia occasioni di gioco, punti alti da cui osservare e compagnia.
– L’aspetto. Gli occhi azzurri, il mantello semilungo e morbido, le macchie di colore sulle estremità: difficile restare indifferenti.

Nel Regno Unito, dove una parte crescente delle famiglie vive in città e tiene il gatto in casa, questo profilo si incastra bene con il modo di abitare, e forse risponde al bisogno di una presenza viva in vite sempre più digitali. È una lettura ragionevole, ma è nostra: lo studio non indaga le motivazioni di chi sceglie la razza.

Il rovescio della popolarità

Ogni razza che diventa popolare corre un rischio: che la domanda cresca più in fretta della cultura su come allevarla e accudirla. Lo stesso studio VetCompass nasce proprio per questo, per offrire a chi vive con un Ragdoll informazioni basate su dati reali sulla salute e sulle patologie più frequenti.

Per noi la lezione è semplice. La popolarità non è un valore in sé. Conta la selezione attenta dei riproduttori, conta la salute documentata, conta il tempo dedicato alla socializzazione dei piccoli. E conta che chi desidera un Ragdoll sappia che cosa significa conviverci: un gatto longevo, che ha bisogno di presenza, di cure per il mantello e di un veterinario di fiducia.

Uno sguardo dall’Italia

In Italia non disponiamo di una fonte veterinaria paragonabile a VetCompass, quindi non possiamo dire con dati alla mano se la tendenza britannica si ripeta anche qui. Quello che osserviamo è un interesse crescente, fatto spesso di domande molto concrete: com’è davvero il carattere, quanto pelo perde, come si comporta con i bambini. Sono le domande giuste, e cerchiamo di rispondere qui.

Per approfondire

Se il Ragdoll ti incuriosisce, il punto di partenza è il nostro percorso informativo Vivere con un Ragdoll. E se vuoi conoscere meglio la razza attraverso la nostra esperienza quotidiana, scrivici: ci fa sempre piacere parlarne.

Fonti

– O’Neill D.G., Bass O., Brodbelt D.C., Church D.B., Engdahl K.S. (2025), Demography, common disorders, cause-specific mortality and life expectancy of Ragdoll cats under primary veterinary care during 2019 in the UK — PMC12587670
– GCCF, Registered cats by breed 2023-2024 — gccfcats.org
– CFA, Most Popular Breeds — cfa.org

Foto: iStock.com/peredniankina

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